Recensione

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo, Benjamin Alire Sáenz

luglio 29, 2016

Sono estremamente grata che questo libro sia arrivato in Italia grazie a una casa editrice scolastica. Ho letto che c'è chi lo considera un limite, ma io credo sia la scelta più giusta: un libro come questo deve parlare proprio a quelli che sono i suoi lettori ideali, quelli che stanno passando la stessa fase − mi perdoni Ari se parlo come sua mamma e uso questa parola − e possono riconoscersi, non sentirsi soli ma compresi. Ma ora la smetto di cianciare e vi lascio la recensione di uno dei libri più belli di quest'anno, e molto probabilmente nella narrativa ya che ho letto negli ultimi anni.


Cattura

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo · Benjamin Alire Sáenz · 2015
Loescher · 320 pp. · Traduttrice: Aurelia Martelli
La serie:

#1
Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo (Aristotle and Dante discover the secrets of the universe)
#2
Inedito (There will be other summers)

Aristotele e Dante. Dall’estate del 1987, nella città di El Paso, in Texas, seguiremo la più sensazionale delle scoperte umane: la crescita. Dal microcosmo della famiglia – con le sue regole, i suoi silenzi e le sue rigidità – al ring della scuola, fino allo sconfinato orizzonte della “vita di fuori”, quella che attende tutti tra aspettative e paure. Aristotele e Dante scopriranno i segreti dell’universo dentro se stessi, e finalmente accetteranno di amarsi.


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Recensione

Mille tempeste, Tony Sandoval

luglio 21, 2016

Sono una novellina in ambito di graphic novel, per cui scriverne recensioni non è il mio forte e mi scuso in anticipo per eventuali baggianate che dirò, frutto dell'ingenuità e della mancata esperienza a riguardo. Nel caso lo foste anche voi, qui trovate un breve post in stile wiki-how <3 Ma ora passiamo alla prima graphic novel su cui ho messo le mani, e gli occhi!
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Tony Sandoval • Mille tempeste • 2015
Tunué • pp. 138

Lisa, la protagonista, è una ragazza che ama girare da sola in spazi aperti in cerca di oggetti strani e particolari. Un giorno s'imbatte in un albero dalla forma bizzarra: sembra un portale e la ragazzina non può fare a meno di cedere all'impulso di attraversarlo. Ma una volta dall'altra parte, i suoni non sono più gli stessi, il paesaggio è cambiato e gli spiriti sembrano sussurrarle all'orecchio. Lisa ha un brutto presentimento e torna indietro, ma ormai ha intrecciato il suo destino con quello del mondo dall'altra parte. Il richiamo a ritornarci diventa irresistibile.

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Graphic novel: cosa, dove e come

luglio 19, 2016

Da piccola, mangiavo i manga di Sailor moon come i Pan di Stelle con cui facevo (faccio) colazione: uno dopo l'altro, senza sosta, finché non rimaneva più una parola o un'immagine che non sapessi a memoria. La domenica mattina confesso che andavo a messa soltanto per poi fermarmi in cartoleria a cercarne altri. Poi ho scoperto i libri del Battello a vapore, divorate tutte le serie prima del loro tempo, con la stessa velocità con cui mi tuffo in quel che amo, e i fumetti sono passati in secondo piano. Finché quest'anno al Salone mi sono innamorata allo stand Tunué di una quantità così spropositata di volumi che sceglierne uno è stato tanto difficile quanto per un genitore dire chi sia il figlio preferito. Ho pensato che la mia esperienza da nuova lettrice potesse aiutare chi, come me, ne era a digiuno :)
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Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

luglio 06, 2016

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola, una frase, una di quelle antiche, per ritrovare i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole.
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Si ingrana a fatica, con quella lentezza necessaria a inserirsi in un gruppo già consolidato, fatto di un linguaggio e di sguardi d'intesa che ci sono estranei, perché non nostri, ma quando si riesce a capire il meccanismo che maschera l'affetto anche quando si tinge d'indifferenza o silenzio, lo si fa in modo totale, a braccia spalancate pronte ad afferrare tutta la bellezza di una famiglia che ha fatto la storia di questo Paese, in politica ma anche nella sua identità culturale e editoriale, a cui forse troppo poco ancora viene riconosciuto. La famiglia Levi è una come tante, eppure è straordinaria in virtù delle persone che la popolano e ne fanno parte. Non c'è uno solo di loro che non sia tratteggiato nelle sue particolarità, reso quasi una macchietta talvolta, ma individuabile immediatamente per tratti caratteristici così ben delineati. Tutti, meno che lei. La voce narrante, che si nasconde, cela le sue peculiarità ma tutto osserva, annota, immagazzina per riportarcelo e renderci membri di una famiglia bellissima e mostrarci la sua crescita, seppur in maniera indiretta, attraverso il suo variare nel linguaggio, da quello infantile e quasi inconsapevole all'età adulta e dei problemi da affrontare. Problemi che sono connessi a quelli di un'Italia che affronta il fascismo e poi la guerra, che promulga le leggi razziali, che fa dei suoi stessi cittadini una cernita e una caccia all'uomo per poi chiudere gli occhi di fronte al veleno che serpeggia anche tra chi si reputava amico, e poi l'Italia della dissidenza politica e della crescita del comunismo con tutto quello che comporta. Ma è anche l'Italia che è umana e non volta le spalle, che nasconde Togliatti per aiutarlo a fuggire dallo Stato, che si riprende e cerca di guardare avanti. Ed è anche l'Einaudi col suo presidente, con Pavese, Calvino, Ginzburg e una fitta cerchia di autori, consulenti e intellettuali che hanno cambiato il volto culturale del Paese ma che poco parlano eppure sono sempre presenti, vividi nel loro rimanere impressi. Mi sono innamorata di questa donna. Del suo esser dura, forte e tenace. Dell'aver superato una guerra vissuta indirettamente eppure che le ha portato via tanto, ma non il coraggio. Del suo modo di comunicare, duro e secco, senza retorica, diretto e che colpisce a fondo. Del suo essere tutto occhi e orecchie, pronta a registrare frammenti e a raccontarceli, così come si sono svolti, e poco importa se noi non li capiamo neanche del tutto, perché non siamo dei Levi, ci viene concesso il dono di sentircene parte per un po', anche se solo a metà. Ãˆ un privilegio, così come lo è questa famiglia, e questo libro andrebbe letto, amato, vissuto come tanta è la vita incastonata tra le sue fitte pagine di ricordi ed emozioni.
Ho scritto soltanto quello che ricordavo. Perciò, se si leggesse questo libro come una cronaca, si obbietterà che presenta infinite lacune. Benché trattato dalla realtà, penso che si debba leggerlo come se fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, né di meno, di quello che un romanzo può dare. E vi sono anche molte cose che pure ricordavo; e che ho tralasciato di scrivere; e fra queste, molte che mi riguardavano direttamente. Non avevo voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pure con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia.

Recensione

Amore e altre bugie, Tarryn Fisher

luglio 04, 2016

Credo di aver trovato un nuovo guilty pleasure e non so come prenderla. Ho una certa predisposizione per i libri che so benissimo odierò, ma alle volte me li concedo giusto per staccare, finendo poi però per sclerare  come una pazza. Nel cuore della notte, senza possibilità nemmeno di strillare. ARGH!
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Tarryn Fisher • Amore e altre bugie • 2016
Fabbri • Traduzione di Sara Benatti • pp. 284

Olivia, ambiziosa e determinata, non si è mai fidata degli uomini, nemmeno di quello a cui ha rovinato la vita: Caleb. Così, dopo essersi amati e feriti a vicenda più di quanto avrebbero mai creduto possibile, le loro strade sembrano essersi divise per sempre. Ma quando lui, a causa di un incidente, perde completamente la memoria, a Olivia si presenta un'opportunità imperdibile: riconquistare l'uomo che non ha mai smesso di desiderare, l'unico di cui non può fare a meno. E per riuscirci non si fermerà davanti a nulla. Neanche alla nuova fidanzata di lui, Leah, ricca, bellissima e dai capelli rosso fuoco. Sarà pronta a mentire, a nascondere il proprio passato e a manipolare chi ama in una disperata corsa contro il tempo. Perché sa benissimo che lo splendido sogno di stare con Caleb ha una data di scadenza: quando lui ritroverà la memoria e ricorderà chi è la vera Olivia, tutto andrà di nuovo in pezzi. O, forse, il suo piano è destinato a fallire ancora prima?

Recensione

Io credo che, una volta che hai regalato il cuore a qualcuno, non puoi più riprendertelo. Per il resto della vita farai semplicemente finta di averne ancora uno nel petto.

Erano secoli che non mi capitava di infuriarmi con un libro. Forse After è stato l'ultimo a finire sotto la furia delle mie offese, e di tempo ne è passato. Il problema non è che è tutto da buttare al macero, sia chiaro. Se c'è una cosa che ho adorato davvero è stato il fatto che finalmente i protagonisti di un romanzo rosa fossero dei veri e propri stronzi − perdonatemi il francesismo. Di quelli che ti viene voglia di prendere a schiaffoni ripetutamente nella speranza di renderli meno tali, oppure semplicemente di sfogare quel prurito che senti in punta di dita ogni volta che leggi i loro pensieri. Olivia è così manipolatrice da non riuscire a trattenersi, dal farlo anche quando non vorrebbe, compulsivamente mossa da ragioni che la ragione non vuol sentire ma a cui finisce per soccombere sempre. E lo stesso si può dire di chi la circonda. Nessuno fa eccezione, persino quelli che credi puri rivelano l'altra faccia, sbattendoti davanti l'ambivalenza della loro personalità, il bianco e il nero e le sfumature che stanno nel mezzo e li rendono tutti più umani, più vicini. C'è sempre infatti quella voglia di perfezione e buonismo, che spinge a creare personaggi troppo candidi, modelli a cui aspirare, troppo angelici per esser credibili, in cui riconoscersi davvero; e qui invece l'immedesimazione viene garantita, almeno in parte, dall'imperfezione generale. Finché però se ne ha a noia, perché ostentata, ripetuta fino alla nausea, ribadita così con costanza da Olivia da risultare fastidiosa. Si racconta come una ragazza pessima, distrutta e marcia, la causa di un male atroce che non può esser detto e di cui si vergogna tantissimo, ma che non la ferma dall'usare ancora a suo piacimento gli altri. Eppure quando tutto si svela, nel finale, non sembra una gran cosa, e, francamente, nemmeno poi tanto censurabile il suo comportamento. Dettato dall'istinto, sicuro, ma comprensibile, non giudicabile − ed è in realtà un'altra la decisione che non le perdonerei mai −, una scelta così come una scelta è stata quella di Caleb. Raccontata in un presente intervallato da analessi, quella di Tarryn Fisher è la storia di una ragazza che ama − anche se avrebbe più senso dire che è ossessionata, vista una certa tendenza allo stalking e alla violazione di domicilio − un ragazzo che prima rifiuta, poi fa di tutto per avere con sé, poi perde e di nuovo ripete da capo la stessa melodia, senza aver imparato nulla, senza capire che con tutte le bugie che dice e le cose che omette finirà per ritornare al punto di partenza, ogni volta più spezzata di quella precedente. Ed è in questo umanamente reale, non soltanto realistica, però alla lunga sentirla accusarsi di esser pessima e non far niente per crescere e metter su un rapporto che abbia alla base la fiducia reciproca e l'onestà è frustrante. Annoia, anche, ma soprattutto dà fastidio veder un personaggio che arriva alla conclusione con l'identico spirito iniziale, senza aver fatto progressi. Continua a offendere a priori ogni donna che si avvicina a Caleb, distrugge tutto nuovamente, più volte, e poi scappa messa di fronte alle conseguenze delle sue azioni, troppo vigliacca per accettarle e affrontarle da persona matura. Salvo poi pensare di poter far passare mesi o anni per poter fingere che non sia mai successo alcunché e riprendere da capo la girandola di azioni insensate che non sembra mai abbandonare. Non so che pensarne, sapete? Da una parte l'ho divorato in tre orette scarse, finendolo nel bel mezzo della notte senza sapere da che parte lanciare il Kobo per evitare di colpire il mio ragazzo dormiente, dall'altra c'è di positivo che, nel suo ripetere tropi già visti e ormai obsoleti (tipo tutta la faccenda del lasciarsi e riprendere, e fingere di non piacersi per poi rincorrersi non appena qualcun'altro mostra interesse) finalmente si ha il coraggio di centrare una narrazione new adult su un personaggio femminile pessimo sotto ogni punto di vista, che non sembra cercare o chiedere la redenzione e piuttosto fieramente rimane fedele alla sua follia quasi da psicopatica. Non è un libro che consiglierei, se me ne chiedessero uno di questo genere, però probabilmente il suo esser diverso mi spingerà a leggerne i seguiti. Perché Olivia è da ricovero, ma io ho un certo masochismo dalla mia.

Conoscendo il mio debole per la perfezione, aveva intenzionalmente picchiettato il rullo sul soffitto sopra il letto, lasciando una macchia di un viola più intenso che mi aveva fatto infuriare. «Ecco: così ogni notte, prima di chiudere gli occhi, penserai a me» aveva detto, ridendo della mia espressione avvilita. Odiavo le imperfezioni, proprio le odiavo. [...] Ma dopo la fine della nostra relazione ero stata grata per quella chiazza di vernice: era l'ultima cosa che vedevo prima di addormentarmi e la prima che vedevo al risveglio. Fissavo quello sfregio viola come se potessi intravvederci il volto di Caleb.

2/5
📚📚

Recensione

Lettera al padre, Franz Kafka

luglio 01, 2016

Caro papà, non è molto che mi hai chiesto perché sostengo di aver paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché per motivare questa paura occorrerebbero troppi particolari, più di quanti io riuscirei a mettere assieme in qualche modo in un discorso. E se io qui tento di risponderti per iscritto, darà comunque una risposta del tutto incompleta, perché, anche scrivendo, la paura di te e le sue conseguenze mi bloccano e perché la vastità della materia supera di gran lunga la mia memoria e la mia intelligenza.
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Io e lui ci siamo studiati a lungo, prima di deciderci ad avvicinarci. A liceo l'osservavo tra le dita della mia meravigliosa compagna di banco, e mi domandavo quali parole nascondesse. Due anni fa l'ho trovato su una bancarella durante la festa medievale del mio comune e l'istinto mi ha suggerito di portarlo a casa con me, che il tempo sarebbe venuto prima o poi. Gennaio di quest'anno. L'istinto mi diceva che mi avrebbe parlato, ma non pensavo avrebbe urlato così forte. Scritta nel 1919 e mai giunta al destinatario, questa lettera è qualcosa di così intimo e personale, che scava a fondo nelle radici di un rapporto tormentato mai risolto, fatto di angosce e sofferenze taciuti, ma anche di profonde stima e ammirazione, da far sentire quasi come degli sciacalli, nel leggerla senza permesso. Ripercorrendo gli anni e le tappe di un'infanzia e di un'adolescenza che sente ancora addosso e di cui probabilmente non si libererà mai del tutto, Kafka scandaglia i momenti in cui quella figura imponente di un padre autoritario e autorevole si faceva troppo pesante, lo bloccava e relegava nell'angolo dei suoi pensieri, troppo piccolo per capire, troppo diverso dalle sorelle, sempre troppo poco ai suoi occhi e di conseguenza anche ai propri. Una colpa sull'altra che si accumulavano nella sua mente, febbrilmente, senza speranza, dove l'inseguire le idee dell'uomo lo fa sentire male ma allo stesso modo succede col non farlo, e in cui persino il timore nei confronti del padre diventa una colpa da addossarsi, sintomo di una nevrosi che lo stesso scrittore si riconosce ma da cui non sa guarire. Incomunicabilità, incomprensioni, impossibilità di far collimare, andare d'accordo, due persone così differenti, senza punti di contatto. Hermann è un omone che si è fatto da sé, rappresentante orgoglioso dello stereotipo dell'uomo alpha, pronto a dir la sua su tutto quanto, a imporre la sua opinione; Franz è un ragazzo fragile che gode dei frutti del lavoro del padre, quasi sempre malato, più attento alle pagine di un libro della vita che gli scorre accanto senza interessarlo granché. Forse il padre nemmeno era quel mostro che appare, forse la sua personalità era semplicemente troppo complessa, non propensa a manifestazioni d'affetto esplicite da non poter esser colte, agli occhi di un bambino, forse nessuno gli ha insegnato a esser padre e la sfida di crescere un figlio diverso in tutto da te, e capirlo, non è così semplice. Fatto sta che quel che ci rimane sono pagine di struggimento e dolore, tremendamente vivide nelle immagini e nelle analogie, che ancora parlano perché più che attuali, in cui molti possono riconoscersi, trovar pezzi di sé incastrati tra le righe di una lettera senza tempo. Non è bello da ammettere, non fa sentir bene sentirsi capiti così nel profondo, perché ha ragione lui. Quel senso di colpa così radicato non si abbatte facilmente, ci si sente inadeguati qualunque sia la scelta o il passo che si compie. Ma ci si sente, appunto, compresi, anche, in un certo senso strano che non riesco a spiegare, accettati. Ed è in fondo questo, quello che la letteratura mi ha sempre donato. Il non sentirsi soli.
Tu hai influito su di me come dovevi influire, solo devi smettere di pensare che sia stata una particolare cattiveria da parte mia il fatto che, sotto questo influsso, ho finito per soccombere.