Recensione

Attraverso il fuoco, Josephine Angelini

novembre 02, 2014

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Josephine Angelini • Attraverso il fuoco • 2014
Giunti • Traduzione di Carla De Caro • pp. 416

Finalmente è arrivato il momento che Lily aspettava da una vita: Tristan, il ragazzo più bello e corteggiato di Salem, l’ha invitata alla festa del liceo. Proprio lei, timida e impacciata, che non ha mai partecipato a un party a causa delle devastanti crisi allergiche di cui soffre. Ma quando alla festa Tristan bacia un’altra ragazza, Lily viene scossa da violente convulsioni proprio di fronte a tutti i suoi compagni di scuola. Dopo questa insopportabile umiliazione vorrebbe solo sparire… E se il suo desiderio si avverasse? Improvvisamente risucchiata in un mondo parallelo, dominato da creature spietate, Lily si ritrova faccia a faccia con la perfida Lillian, la Strega di Salem, identica a lei, solo diabolica. Con l’aiuto dell’affascinante Rowan, scoprirà a poco a poco di possedere poteri straordinari e mentre l’attrazione fra lei e il ragazzo diventa innegabile, la furia di Lillian esplode come un tornado e lo scontro con la potentissima gemella non può più essere rimandato: riuscirà Lily a sconfiggere le forze del Male visto che la sua acerrima nemica è proprio... lei stessa?

(Mini)Recensione

Attraverso il fuoco è un libro a due facce, dove la prima scompare miseramente se confrontata con l’universo della seconda e viene tranquillamente dimenticata per tutto il resto della lettura, come un brutto sogno che lascia una cattiva sensazione ma minuto dopo minuto scompare sempre un po’ di più. Però, se la storia, in questo modo, facilmente passa dall’essere una banale trama di un contemporary con personaggi alquanto banali e un intreccio già letto in tutte le salse possibili, a un mondo totalmente opposto, spaventoso nell’aspetto quanto maestoso, pieno di pericoli in ogni dove, un mondo così paranormale che “no, grazie dell’interessamento, sto bene qui dove sono”, non avviene paradossalmente lo stesso con la protagonista. Lily, catapultata in un mondo a lei ostile perché identica alla crudele Strega, nonché Lady, di Salem, è piuttosto scialba, impacciata, trasportata come un pacco da quelli che la circondano e vogliono usarla. Avrei preferito vederla inveire e prendere le redini della sua vita come invece non avviene quasi mai, senza rimanere sullo sfondo costantemente delle vicende che la riguardano in prima persona. Tuttavia, questa non è una recensione negativa, tutt’altro, poiché si tratta di una trilogia e si può sempre sperare di vederla vera e propria protagonista di ciò che succede come lascia intuire il finale di questo primo volume. Anzi, vi dirò di più: il mondo che la Angelini ha creato è magnifico, tridimensionale quasi ed immaginarsi le torri del castello che svettano, il cielo cupo e grigio e il clima di terrore che aleggia in ogni strada senza che abbia bisogno di essere esplicitato è semplicissimo. Si rimane incantati, vi avverto, a tal punto da dimenticarsi che i personaggi sono un po’ vuoti e avrebbero bisogno di un pizzico di introspezione in più e che l’attrazione che lega Lily a Rowan e viceversa non è poi così evidente come dicono e lasciano pensare. Dimenticherete tutto, a favore di una trama ben sviluppata che lascia presagire l’inizio di una saga coi controfiocchi. Forse non sarà fenomenale, ma vi assicuro che è un mondo proprio bello. Spaventosamente bello.
3/5
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Recensione

Althea & Oliver, Cristina Moracho

novembre 02, 2014

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Cristina Moracho • Althea & Oliver • 2014
De Agostini • Traduzione di Maria Alessandra Petrelli • pp. 430

Althea e Oliver si conoscono da sempre e sono amici per la pelle fin dal primo giorno di scuola. Ora, a diciassette anni, la loro amicizia potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, e Althea lo sa. Così una sera, dopo una festa e qualche bicchiere di troppo, si abbandona a un bacio appassionato con Oliver. Ma, prima che i due amici abbiano il tempo di chiarirsi le idee, succede una cosa inaspettata: Oliver si ammala e cade in uno stato di semi-incoscienza che dura tre, lunghissime settimane. Disperata, Althea prende una decisione che rischia di compromettere per sempre il suo legame con Oliver. Quando il ragazzo lascia la città senza spiegazioni, Althea non può far altro che partire per mettersi alla ricerca del suo migliore amico. E ritrovare così anche se stessa.

(Mini)Recensione

Ci sono dei libri che ti lasciano un amaro in bocca che non riesci a scacciare, una frustrazione per come le vicende si dipanano e corrono velocemente verso un punto di non ritorno che annienta tutto ciò che sarebbe potuto essere per separare nettamente un "prima" da un "dopo" e non puoi far altro che continuare a leggerle sapendo che si arriverà a quel momento e non sarai mai preparata abbastanza a sbatterci la faccia contro e a leggere di un dolore così subdolo e sordo che diventa tuo. La storia di Althea e Oliver è disturbante, irritante, forse, in alcuni momenti, ma mai scontata o noiosa; disturbante, comunque, principalmente, per tutti quei dettagli disseminati nella narrazione che sono facilmente collegabili e danno un'immagine finale che dà fastidio e costringe a riflettere. Amici fin da quando la madre di lui ha chiesto al padre di lei di occuparsi del figlio per qualche ora, Althea e Oliver sono due poli opposti che inevitabilmente sono attratti verso l'altro, inseparabili e complementari: dura e istintiva lei, pacato e riflessivo lui; due protagonisti ben costruiti di una storia che non è mai banale e sfugge a tutti i cliché che avrebbero potuto renderla comune, identica a tutte le altre che, partendo da un'amicizia inossidabile tra due ragazzi, mostrano lo svilupparsi di un amore. Ma così non è. La Moracho dà vita a un intreccio che stupisce, riempie la testa di domande che non trovano alcuna risposta e forse neanche la cercano e passa al setaccio il rapporto che lega Althea e Oliver per non fare sconti a nessuno. Lo potremmo definire un libro sull'amicizia e sulle possibilità dell'amore ma in fondo è prima di tutto un libro sulla vita, sulle scelte che questa comporta e sull'accettazione di quelle che ne sono le conseguenze. Uno di quei libri ai quali, pur nella paradossalità di alcune situazioni, non si riesce a smettere di pensare.
3/5
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